“Non si tratta di individuare dei profili, ma di condividere con giovani professionisti il desiderio di far crescere un progetto sostenibile di cambiamento sociale per un territorio”. Con queste parole si può riassumere l’editoriale pubblicato del presidente di Confcooperative dell’Adda Gabriele Marinoni, che su Vita analizza le cause e le possibili soluzioni alla carenza di risorse umane nel lavoro di cura, ponendo l’accento sul ruolo dell’educatore cooperatore sociale.
Una riflessione scaturita dalla seguente domanda: “Perché le giovani generazioni non scelgono il lavoro educativo come prospettiva professionale interessante?”. Al di là di criticità già analizzate in passato come lo scarso riconoscimento salariale della professione, specie rapportato all’alta complessità lavorativa e alle qualifiche richieste, Marinoni sceglie di soffermarsi su una questione che risulta chiave nel contesto delle cooperative sociali: quella “dell’ingaggio valoriale”.
“A parità di titoli, deve sempre esserci una differenza tra un educatore e un educatore cooperatore sociale, e questa differenza sta tutta nel livello di adesione al progetto di cambiamento che l’impresa intende perseguire” spiega il presidente Marinoni, insistendo sul bisogno di investire nella persona non solo per quanto riguarda il capitale professionale, ma anche per quello umano, a beneficio dell’impresa collettiva. Necessità che, alla luce degli avanzamenti nel Piano nazionale dell’economia sociale, rappresentano un’opportunità per lanciare sul tavolo proposte forti e coinvolgenti.
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