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Un’azienda in crisi può essere salvata dai suoi lavoratori? Confcooperative e Cisl unite per dire sì, grazie al modello virtuoso dei ‘workers buyout’

Un’azienda in crisi può essere salvata dai suoi lavoratori? Confcooperative e Cisl unite per dire sì, grazie al modello virtuoso dei ‘workers buyout’

De Corso, direttore Confcooperative Lombardia: “Un primo passo concreto a difesa del lavoro e dell’imprenditorialità lombarda, per mettere sempre al centro il protagonismo dei lavoratori”.

Categorie: Confcooperative LombardiaDalle Federazioni

Tags: Confcooperative,   Workers buyout,   wbo,   cisl

“Offrire al mondo sindacale il modello del ‘workers buyout’ cooperativi come soluzione concreta per risollevare le aziende in crisi e come alternativa valida e virtuosa rispetto ai percorsi tradizionali”. Pierpaolo Baroni - responsabile nazionale di Confcooperative per lo sviluppo dei workers buyout e consigliere d’amministrazione di CFI Cooperazione Finanza Impresa - sintetizza così l’incontro tra Confcooperative Lombardia e Cisl Lombardia dedicato ai ‘workers buyout’ (Wbo), acquisizioni di aziende a rischio chiusura da parte di cooperative costituite dai dipendenti che ne rilevano l’attività.

 

Nonostante l’Italia sia uno dei Paesi che registra il maggior numero di soluzioni alle crisi attraverso esperienze di Wbo, in Lombardia è uno strumento ancora poco sfruttato: su 332 casi a livello nazionale, solo 17 sono stati realizzati in territorio lombardo. Eppure, è uno strumento con un grande potenziale per sviluppare l’economia sociale, che può rientrare nella “cassetta degli attrezzi” dei sindacati, come spiega Enrico De Corso, direttore di Confcooperative Lombardia:


“Quello di oggi è un primo passo concreto per una collaborazione a difesa del lavoro e dell’imprenditorialità lombarda che mette in luce le potenzialità reali del Wbo e delle sue ricadute nel settore aziendale regionale. Un modello di rigenerazione aziendale di valore, che permette ai territori di mantenere l’indipendenza economica e che mette al centro i lavoratori e il loro protagonismo nel lavoro”.

 

Nato sull’impianto legislativo della Legge Marcora 49/1985, il modello ‘workers buyout’ (Wbo) cooperativo consente ai lavoratori di un’impresa di rilevarne la proprietà trasformandola in cooperativa. Si tratta di uno strumento che permette di salvare imprese che si trovano di fronte a difficoltà economiche o gestionali, ma anche di garantirne la continuità produttiva e la salvaguardia dei posti di lavoro, con accesso a finanziamenti dedicati da parte dello Stato o da associazioni di categoria come Confcooperative. Un modello che può essere di aiuto per risolvere non solo crisi aziendali, ma anche situazioni legate alla necessità di utilizzare i beni confiscati alla criminalità organizzata, oppure per favorire passaggi generazionali, per garantire la conservazione del patrimonio aziendale e del know-how tecnico e produttivo, e in generale assicurare una soluzione di forte coinvolgimento dei lavoratori nella vita e nella gestione dell’impresa, realizzando concretamente il protagonismo del lavoro. 

 

Un esempio di successo è Patrolline Group, azienda comasca attiva nella produzione di antifurti per l’automotive rilevata nel 2015 da un gruppo di dipendenti che la trasformarono in impresa cooperativa scongiurandone il fallimento.


Racconta Angelo Chianese, CEO di Patrolline, presente all’incontro con Confcooperative Lombardia e Cisl per testimoniare l’efficacia del Wbo alla platea sindacale: “Ho sempre creduto che ogni situazione negativa nasconda l’opportunità per una rinascita e il nostro è proprio un caso emblematico di realtà locale che ha scelto di ripartire e di non rassegnarsi davanti a una crisi”. E prosegue: “Di fronte alla crisi i lavoratori, poi soci, videro nell’azienda non più solo un luogo di lavoro, ma un progetto a cui contribuire, responsabilizzandosi e mettendo in gioco le proprie competenze. Un’esperienza virtuosa di cui abbiamo fatto tesoro e che ha rafforzato la nostra consapevolezza come azienda, al punto da essere stati noi, anni dopo, ad assorbire un nostro fornitore in difficoltà, salvandolo dal fallimento e consentendo a cinque lavoratrici di non disperdere le loro professionalità. La nostra storia è la dimostrazione che il Wbo è uno strumento alla portata di tutti coloro che credono nel lavoro come portatore di dignità, di prospettiva e di speranza per tutti”.

 

Il commento di Cisl Lombardia è affidato al segretario regionale Enzo Mesagna: “Questo incontro è importante per due motivi: il primo è la necessità, per i sindacalisti che operano nelle imprese, di conoscere le potenzialità del workers buyout, strumento di politica attiva utile non solo per la tutela dei posti di lavoro e quindi dei livelli occupazionali, ma anche per la tenuta generale del tessuto produttivo su base territoriale. In secondo luogo riteniamo fondamentale proseguire nel processo di sensibilizzazione sul valore della partecipazione dei lavoratori nella vita delle imprese. Come Cisl ci siamo spesi molto in questi anni per promuovere questo obiettivo ed è giunta l’ora di concretizzare quanto già fatto con l’approvazione lo scorso anno della nostra legge di iniziativa popolare sul tema, portando la questione nelle aziende e nella contrattazione. Considerando poi il contesto di grande incertezza economica che stiamo attraversando, la realtà cooperativa e lo strumento dei Wbo in particolare rappresentano senz’altro un modello di cui tenere conto per il futuro”.