DETTAGLIO

Fazi, campagna mais 2026 in emergenza: qualità compromessa per il 60% del raccolto

Fazi, campagna mais 2026 in emergenza: qualità compromessa per il 60% del raccolto
Il presidente di Confcooperative Agroalimentare Lombardia Stefano Pezzini alla Fiera Agricola Zootecnica di Montichiari: "E' necessario un sostegno mirato al comparto attraverso investimenti in ricerca e innovazione, misure dedicate e sostegno a progetti di filiera"

Categorie: Confcooperative LombardiaConfcooperative FedAgriPesca

Tags: mais,   Fazi,   confcooperative agroalimentare lombardia

La campagna maidicola 2026 si sta rivelando una delle più difficili degli ultimi anni. Le elevate temperature dei mesi estivi hanno avuto effetti pesantissimi sulla qualità del mais raccolto, con criticità che interessano oltre il 60% della produzione nazionale. Fa eccezione il Friuli Venezia Giulia, dove il quadro qualitativo appare migliore rispetto al resto del Paese. Sul fronte delle rese, la campagna è ancora in corso e non consente valutazioni definitive: le prime indicazioni evidenziano tuttavia una contrazione produttiva nell’ordine del 15% in Veneto ed Emilia-Romagna e fino al 3% in Lombardia, mentre il Piemonte dovrebbe chiudere su livelli sostanzialmente in linea con quelli delle campagne precedenti. Per la prima volta la produzione nazionale dovrebbe attestarsi sotto i 4 milioni di tonnellate.

È questo l’allarme lanciato da Confcooperative Agroalimentare nel corso del workshop “Sinergie e Strategie condivise per la valorizzazione del mais destinato alla produzione di Grana Padano DOP” tenutosi oggi in occasione della Fiera Agricola Zootecnica Italiana FAZI di Montichiari.

A preoccupare il settore non sono però soltanto gli effetti climatici. “La qualità insufficiente di gran parte del raccolto – spiega il presidente del settore cereali e grandi colture Daniele Castagnaviz - rende difficile in molti casi la commercializzazione del prodotto, con una domanda che al momento appare debole e una sostanziale assenza di acquirenti”.

Il quadro che emerge è quindi allarmante. Da un lato, prosegue Castagnaviz, “si registra un raccolto fortemente penalizzato sotto il profilo qualitativo; dall’altro, le prospettive per il prossimo anno indicano una possibile riduzione delle superfici investite a mais, conseguenza diretta delle incertezze economiche e della scarsa redditività della coltura. Il rischio è quello di assistere a un ulteriore indebolimento della maiscoltura nazionale, proprio in una fase in cui il Paese avrebbe bisogno di consolidare la propria capacità produttiva e ridurre la dipendenza dalle importazioni. Il settore chiede attenzione e interventi per evitare che l’attuale emergenza si trasformi in una crisi strutturale”.

I problemi qualitativi del mais e il calo delle quantità disponibili del prodotto hanno ripercussioni non solo sulla redditività delle aziende agricole ma impattano anche, sul medio termine, sugli operatori delle filiere DOP, a partire dal Grana Padano, come spiega il Presidente di Confcooperative Agroalimentare Lombardia Stefano Pezzini che spiega:  “I Disciplinari di produzione delle DOP impongono di avere una certa quota di materie prime per l’alimentazione degli animali che provenga dal territorio di origine. Per il nostro comparto diventa dunque più che mai necessario e urgente sviluppare sinergie con le filiere cerealicole, ma anche con il mondo della ricerca per trovare soluzioni e tecniche, anche nuove e innovative, al fine di affrontare il problema della produzione del mais”.

Secondo il Presidente Pezzini è necessario “un sostegno mirato al comparto attraverso investimenti in ricerca e innovazione, misure dedicate e sostegno a progetti di filiera. Si tratta di una sfida cruciale per la tenuta dell’intero settore, che riteniamo possa essere vinta soltanto unendo le forze e collaborando per il benessere di tutti gli attori in gioco”.