“La cooperazione svolge un ruolo cruciale nel comparto lattiero-caseario, con una quota che oscilla tra il 65 e il 70% del latte raccolto a livello nazionale. Inoltre, è responsabile della produzione di gran parte delle produzioni DOP: il 70% del Parmigiano Reggiano, il 66% del Grana Padano e il 60% del Pecorino Romano. Il modello cooperativo svolge inoltre un ruolo di fondamentale stabilizzazione socioeconomica e di tutela del valore lungo la filiera, ed è presidio essenziale delle aree marginali e di montagna”. Così il Presidente di Confcooperative Nazionale Maurizio Gardini nel corso del suo intervento di apertura all’incontro “Quale futuro per la cooperazione lattiero-casearia lombarda” all’interno dell’assemblea AREPO di Mantova.
Durante l’assemblea è intervenuto anche il presidente di Confcooperative Agroalimentare Lombardia Stefano Pezzini che ha evidenziato la rilevanza della cooperazione nel comparto lattiero-caseario regionale. “Quello della cooperazione è oggi in Lombardia, con le sue 180 realtà attive – ha dichiarato Pezzini - uno degli ambiti imprenditoriali più attenti ai cambiamenti dei modelli produttivi, forte del suo radicamento sul territorio e della capacità di creare connessioni e sinergie tra produttori, filiere e consumatori. Una presenza la cui forza è confermata dai 4,4 miliardi di fatturato annui e dal ruolo che questa ricopre nelle filiere lombarde dei formaggi DOP, ad esempio in quelle di Parmigiano Reggiano e Grana Padano”.
Pezzini ha anche sottolineato l’importanza per la cooperazione di mantenere il passo con l’innovazione tecnologica sempre più mutevole e di essere recettivi nei confronti dei cambiamenti della società e dei mercati. “Il mondo cooperativo – ha proseguito Pezzini - deve continuare a essere protagonista dei processi di sviluppo, ponendosi come agente innovatore sia sul lato tecnico che in quello sociale, tutelando e coltivando i rapporti di connessione con il mondo della ricerca, le amministrazioni locali e le associazioni del territorio.
“Siamo parte di un ecosistema produttivo in continuo mutamento – ha proseguito il Presidente di Confcooperative Agroalimentare Lombardia – e dobbiamo essere sempre aperti alle novità portate dai mercati, dalla società e dai cambiamenti tecnologici. Solo attraverso il rinnovamento possiamo preservare le nostre produzioni agroalimentari di eccellenza, che devono essere capaci di adattarsi alle nuove esigenze del consumatore senza però per questo rinunciare alle loro specificità per le quali sono riconosciute in tutto il mondo”.
“La questione centrale non è soltanto il prezzo al quale vendere il latte – gli ha fatto eco il Presidente Gardini - ma la capacità di organizzare la produzione, collocarla sul mercato e garantirne un’adeguata valorizzazione. È per questo che Confcooperative ha individuato nell’OCM (intervento settoriale nell'ambito della PAC) lo strumento che garantirebbe una maggiore aggregazione del settore, una migliore organizzazione e una conseguente programmazione produttiva, stimolando anche investimenti di medio periodo che sostengano il settore anche sul fronte delle transizioni ecologica e digitale”.