"Ci auguriamo che l'economia sociale, e le cooperative in particolare, possano sempre più, come hanno sempre fatto, essere strumenti di coesione sociale e artefici della città come comunità di persone e non solo luogo di lavoro e di consumo". Con queste parole Giovanni Carrara, presidente di Confcooperative Milano e dei Navigli, commenta l'approvazione da parte del Consiglio Comunale di Milano dell'atto di indirizzo che riconosce la città come "città della cooperazione". Carrara, a nome dell'unione territoriale, ringrazia il Consiglio Comunale per questo passaggio, e in particolare i consiglieri Valerio Pedroni e Natascia Tosoni, e la capogruppo del PD Beatrice Uguccioni, che ha promosso e coinvolto tutti i capigruppo di maggioranza e opposizione in un percorso condiviso e trasversale.
Il vero tema: chi rischia di essere espulso da Milano
Dietro il linguaggio istituzionale della delibera c'è una diagnosi molto concreta: l'aumento del costo dell'abitare e della vita, non accompagnato da un pari aumento dei salari, sta colpendo non solo le fasce più fragili della città, ma anche lavoratori giovani e famiglie con redditi intermedi, che sempre più spesso non trovano casa né sul mercato privato né negli strumenti classici di edilizia residenziale pubblica. La delibera prova a rispondere a questa condizione su due fronti, che si tengono insieme: l'abitare e l'inclusione lavorativa.
Sul primo fronte entra in scena la cooperazione di abitanti, nelle sue forme a proprietà divisa e indivisa: la delibera la individua come uno degli strumenti strategici per rispondere al bisogno di casa dei lavoratori. Il Comune si impegna a inserirla sistematicamente nelle politiche abitative, nei piani di edilizia residenziale sociale (ERS) e nei programmi di rigenerazione urbana, anche con criteri di premialità, agevolazioni patrimoniali e strumenti di partenariato.
Sul secondo fronte, quello delle infrastrutture sociali e dell'inclusione, la delibera guarda alle società partecipate e alle aziende pubbliche locali, chiedendo di proseguire il percorso già avviato verso politiche di acquisto, affidamento e collaborazione che favoriscano le cooperative sociali impegnate nell'inserimento lavorativo di persone svantaggiate. È il tema del social procurement: usare la spesa pubblica come leva per generare occupazione per le persone più fragili e sviluppo di filiere cooperative ad impatto sociale.
Da "fornitore di servizi" a "infrastruttura civica"
Per arrivare a questo, la delibera compie un passaggio di linguaggio che vale la pena sottolineare. Il Consiglio Comunale non parla più della cooperazione come di un soggetto che eroga servizi o fa welfare: la definisce "infrastruttura economica, sociale e civica della città", un modello fondato su mutualità, partecipazione, democrazia economica e responsabilità collettiva, capace di generare valore pubblico. Vengono riconosciute, senza gerarchie, le diverse tradizioni cooperative milanesi – laica, socialista, cattolica – come parte della stessa identità cittadina.
Non è una sfumatura retorica: significa considerare la cooperazione una delle ossature della città, al pari di altre infrastrutture fondamentali, e non un attore che si aggiunge dall'esterno al sistema.
Un riconoscimento che arriva da lontano
La delibera si inserisce in un percorso che negli ultimi anni ha visto crescere il riconoscimento pubblico della cooperazione: l'UNESCO l'ha inserita tra i patrimoni culturali immateriali dell'umanità, mentre l'Assemblea Generale dell'ONU, con la risoluzione A/RES/80/182 del 15 dicembre 2025, ne ha riconosciuto il ruolo nel raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, stabilendo che ogni dieci anni venga proclamato un Anno internazionale delle cooperative.
A Milano questo si lega al Piano Attuativo per l'Economia Sociale approvato nel gennaio 2026, un percorso su cui le centrali cooperative milanesi e lombarde si erano già espresse a inizio anno, dichiarandosi pronte a contribuire attivamente alla sua costruzione.
Una visione che va oltre il perimetro comunale
L'atto non si ferma al perimetro comunale: invita esplicitamente la Città Metropolitana di Milano, i Comuni dell'area metropolitana e gli attori del movimento cooperativo e dell'economia sociale a condividere lo stesso orientamento politico-strategico, e rafforza il ruolo delle Commissioni consiliari – in particolare la Commissione Lavoro e la Commissione Speciale per l'Economia Civile, che dalla prossima consiliatura diventerà permanente – nel monitorare l'evoluzione di queste politiche.
Un tassello, non un punto di arrivo
A leggere la delibera come parte di un disegno più ampio è lo stesso consigliere Valerio Pedroni: "Questa delibera rappresenta un tassello di una strategia più ampia. Con il Piano Attuativo per l'Economia Sociale abbiamo definito una visione; oggi riconosciamo la cooperazione come uno dei suoi protagonisti. Il prossimo passo sarà dare piena attuazione a quella strategia, valorizzando strumenti come il social procurement, includendo in modo più forte la cooperazione di abitanti nel piano casa, ampliando il perimetro delle gare riservate alle cooperative sociali e costruendo politiche pubbliche capaci di trasformare la spesa pubblica in un motore di inclusione e sviluppo".