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Piano nazionale dell’economia sociale, Frangi: “La sfida è costruire un’economia capace di tenere insieme mercato e comunità”.

Piano nazionale dell’economia sociale, Frangi: “La sfida è costruire un’economia capace di tenere insieme mercato e comunità”.
Le parole del presidente di Confcooperative Insubria sull’informativa presentata dal governo.

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“La sfida che abbiamo davanti non è scegliere tra economia e solidarietà, tra mercato e comunità. È costruire un’economia capace di tenere insieme entrambe”. Queste le parole Mauro Frangi sul quotidiano La Provincia di Como. Il presidente di Confcooperative Insubria ha commentato così il Piano nazionale dell’economica sociale, sul quale il governo ha presentato un’informativa riconoscendone l’importanza all’interno della politica economica nazionale.

Un vero e proprio “cambiamento di visione”, spiega Frangi, che rappresenta “un passaggio culturale prima ancora che normativo. Per molti anni abbiamo immaginato che la crescita economica dipendesse solo dalla capacità di produrre ricchezza. Oggi questa lettura non basta più”.

In questo modo l’economia sociale può rientrare a pieno titolo nella politica industriale, che di conseguenza non potrà più limitarsi a valutare solo ciò che viene materialmente prodotto, ma anche “la capacità di trattenere nei territori imprese, capitale, competenze e valore”.

Proprio il radicamento che le imprese sociali riescono a esprimere sul territorio dove operano diventa il valore aggiunto in un’economia globale dove i capitali si spostano con rapidità: “Significa mantenere vicino ai luoghi in cui il valore viene creato anche la capacità di decidere, di investire, di innovare e di costruire opportunità per le generazioni future”.

“La politica industriale del XXI secolo non può limitarsi a decidere quali tecnologie sviluppare o quali settori sostenere. Deve anche interrogarsi su quale modello di impresa e quale modello di sviluppo intenda promuovere” conclude Frangi, sottolineando come da questo punto di vista l’economia sociale non sia un’eccezione da tutelare “ma una delle risposte più concrete e più credibili alla domanda che attraversa oggi l’Europa: come costruire un’economia più competitiva senza rinunciare alla coesione”.

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