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Energia: la vera sfida è cambiare paradigma

Energia: la vera sfida è cambiare paradigma

L'editoriale del presidente di Confcooperative Lombardia

Categorie: Primo PianoConfcooperative Lombardia

Tags: editoriale

Se vogliamo affrontare davvero la questione energetica, dobbiamo cambiare il modo di leggere il rapporto tra crescita, innovazione, sostenibilità e consumi. Il confronto sul futuro energetico della Lombardia, tema dell’ultimo incontro del Patto per lo Sviluppo che ci ha visto partecipare il 1° luglio come Alleanza della Cooperazione Lombarda, ha confermato la complessità di una sfida che non può essere affrontata soltanto con nuove tecnologie o maggiori investimenti.

Sono stati presentati numerosi dati, a livello nazionale e regionale, sui consumi e sull’approvvigionamento energetico dall’assessore Massimo Sertori, mentre l’assessore Giorgio Maione ha illustrato i principali provvedimenti adottati dalla Regione per mitigare gli effetti del cambiamento climatico, a partire dalla legge regionale sul clima, un provvedimento unico nel panorama delle regioni italiane.

Come Alleanza della Cooperazione Lombarda è intervenuto il collega Attilio Dadda. Dopo aver ringraziato la Giunta regionale per gli approfondimenti e per aver promosso un confronto con tutti gli stakeholder economici, Dadda ha richiamato l'attenzione sull'impatto del caro energia su cittadini e imprese sottolineando come l'aumento dei costi stia compromettendo la competitività delle imprese sui mercati internazionali, ribadendo la necessità di misure più incisive e di interventi immediati.

Finiti i lavori del Patto, ho cercato di riorganizzare le idee e ne sono nate alcune considerazioni che ora cerco di condividere.

Innanzitutto, emerge ancora una volta la mancanza di una visione strategica in materia di energia, una criticità che accompagna il nostro Paese almeno dagli anni Settanta, a partire dalla prima crisi petrolifera, che ha messo in ginocchio il Paese. A distanza di oltre cinquant'anni, l'Italia continua a scontare l'assenza di alcune politiche di lungo periodo che, invece, altri Paesi dell'Unione europea hanno saputo sviluppare. Pur partendo da condizioni meno favorevoli, questi Stati hanno definito obiettivi strategici e perseguito investimenti coerenti, riuscendo oggi a beneficiare di costi dell'energia sensibilmente inferiori ai nostri.

Per fare un confronto: in Italia il costo dell'energia è ancora superiore di circa il 24% rispetto alla media dell'Unione, in Spagna, grazie a un deciso programma di investimenti nelle fonti rinnovabili avviato oltre dieci anni fa, il costo dell'energia è pari a circa un terzo di quello italiano.

Altro punto, la mancanza di investimenti sufficienti a sostenere una ricerca avanzata in grado di orientare le scelte strategiche in materia energetica. Alla luce dei fatti appare ancora più grave non aver dirottato la maggior parte delle risorse del PNRR a sostegno delle transizioni, favorendo un approccio integrato tra sviluppo digitale e tecnologico, energia e impatto ambientale e climatico, vista anche la rapida diffusione dei data center in Lombardia (il 64% solo nell’area milanese).

Tra i nodi è emerso anche il grande problema della rete di distribuzione energetica, soprattutto nelle aree extra metropolitane; carenza peraltro già segnalata in un documento Alleanza della Cooperazione Lombarda del 2017. Un problema che tra l'altro rischia di non valorizzare pienamente gli investimenti fatti anche dal mondo agricolo nella produzione energetica attraverso il fotovoltaico ed il biogas.

Poi c'è il tema del nucleare, non certo una risposta praticabile nel breve periodo: 10-15 anni per la sua realizzazione e ingenti investimenti che nessuno sa dove trovare. L'orientamento di Regione è quindi, ancora, quello di puntare sulle fonti rinnovabili ed in particolare il fotovoltaico. Su questo punto voglio essere chiaro: bene il passo indietro sullo scellerato disegno di utilizzare 200.000 ettari di terreni coltivabili, oggi ridotti allo 0,8% (circa 20.000 ettari). Una scelta che avrà comunque un forte impatto per la nostra regione già fortemente compromessa dal consumo di suolo. Come ha ricordato il Presidente di Coldiretti Lombardia Gianfranco Comincioli, volenti o nolenti, siamo davanti ad una decisione che inciderà sulla capacità produttiva del comparto agricolo, in una regione riconosciuta come il primo polo agroalimentare d'Italia e tra i primi in UE.  C'erano alternative? Sicuramente altre proposte. Un esempio l'installazione di impianti fotovoltaici nelle aree industriali dismesse, indicata un anno fa dal presidente di Confindustria Lombardia, Giuseppe Pasini, oppure nelle fasce di rispetto di autostrade e ferrovie, come suggerito dall’ex presidente di Confagricoltura Lombardia, Antonio Boselli. Quanto alle CER (Comunità Energetiche Rinnovabili), su cui la cooperazione si è fortemente spesa in questi anni, oggi nessuna traccia, se non il richiamo di Attilio Dadda nel suo intervento. 

È evidente che le misure illustrate non produrranno effetti immediati né per le imprese, né per i problemi del caro energia che resteranno gli stessi di questi anni. Resta comunque positiva la disponibilità a proseguire il confronto nell'ambito del tavolo tecnico della Segreteria del Patto, per monitorare l'evoluzione degli investimenti e gli impatti nel tempo.

Di fatto dobbiamo prendere atto della complessità della situazione e dell’assoluta difficoltà nel trovare risposte immediate ad un problema che il Paese, nelle sue varie articolazioni, ha trascurato per decenni.

Eppure, una riflessione mi ha colpito, quella di Sonya De Santis, responsabile della sede AGCI Lombardia. La sua osservazione è stata: di fronte a sfide di questa portata, non basta cambiare il modo di affrontarle, è necessario cambiare il paradigma con cui le interpretiamo.

Siamo in una fase di transizione in cui, in attesa di sviluppare nuove soluzioni e investire in modelli produttivi più compatibili con la sostenibilità ambientale e l'economia circolare, è necessario ripensare anche i consumi, orientandoli secondo criteri di priorità, coerenza ed essenzialità.

Assistiamo a un esempio lampante, l'ondata di calore che sta mettendo alla prova le nostre città: la rinuncia all'infrastruttura verde, una soluzione naturale di mitigazione del clima, oggi genera tilt energetici a causa della dipendenza dei sistemi meccanici di refrigerazione, che peraltro contribuiscono, e non poco, all’innalzamento delle temperature esterne.

È una riflessione semplice, ma significativa, che richiama quanto affermava alcuni anni fa il professor Roberto Verganti in uno dei primi Consilab: oggi non è sufficiente puntare su un'innovazione di prodotto, ma serve un'innovazione di paradigma, capace di cambiare il modo in cui interpretiamo e affrontiamo le sfide. In un contesto segnato da uno sviluppo tecnologico senza precedenti, è probabilmente questa la vera condizione per costruire risposte efficaci e durature.