La guerra non è più quella degli altri. Tocca (improvvisamente?) anche noi. Il conflitto si allarga ed è impossibile non provare un senso di inquietudine profonda.
Negli ultimi anni abbiamo scelto di investire sempre più risorse nella produzione di armamenti. Si è parlato di sicurezza, di deterrenza, di necessità strategiche. Ma la storia insegna che le armi raramente restano negli arsenali e l’economia di guerra, prima o poi, finisce per produrre anche la guerra vera.
Da tempo, come movimento cooperativo, sosteniamo che esiste un’altra strada: l’economia sociale, che lega il profitto alle persone, alle comunità e ai territori. Un’alternativa concreta a un modello economico che troppo spesso sacrifica il bene comune agli equilibri di potere.
È allora il momento di cedere alla rassegnazione? La pace non si costruisce solo nei vertici internazionali: nasce anche nella capacità delle comunità di orientare il consenso, di chiedere ai propri rappresentanti scelte lungimiranti.
Oggi le parole di Papa Francesco suonano profetiche: il rischio di una “terza guerra mondiale a pezzi”, una realtà che si sta materializzando davanti ai nostri occhi. Mentre da Papa Leone arriva l'appello ai governi "rinuncino alle armi e scelgano la via del dialogo e della diplomazia".
Nel mondo ci sono sempre stati regimi che hanno messo in discussione libertà e diritti. Ma non possiamo scegliere contro chi indignarci, guidati dalle convenienze.
Quello cooperativo, un movimento senza frontiere, deve aggrapparsi con convinzione al rispetto delle regole e degli organismi internazionali. Non può esserci consenso per operazioni militari che aggirano il diritto, per la messa a disposizione di territori e basi per azioni militari prive di legittimazione.
Il mondo ha bisogno di cooperazione. E proprio per questo le cooperative, le donne e gli uomini che ogni giorno le animano, possono e devono diventare ambasciatori di pace. Non per ingenuo idealismo. È una responsabilità che affonda le radici anche nel magistero della dottrina sociale della Chiesa, che ci ricorda come l’economia debba sempre essere al servizio della persona e del bene comune.
Di fronte alle tensioni di questo tempo, il nostro compito non è tacere. Perché la pace, come la cooperazione, non nasce mai per caso: nasce dalla volontà delle persone di costruirla insieme.
Massimo Minelli
Presidente di Confcooperative Lombardia