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Le persone con disabilità e il nuovo decreto sulla sicurezza: opportunità o rischio?

Le persone con disabilità e il nuovo decreto sulla sicurezza: opportunità o rischio?

L'intervento di Aci Welfare Lombardia 

Categorie: Confcooperative Federsolidarietá

Tags: Disabilità,   decreto sicurezza

Sul finire dell’anno 2025, il Governo ha approvato il Decreto Legge n. 159/2025, recante “Misure urgenti per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro e in materia di protezione civile”, (convertito nella Legge 198/2025 e pubblicato in GU il 30 dicembre).


In sede di conversione sono stati approvati alcuni emendamenti di rilievo che modificano l’art. 12 bis della Legge 68/1999 e, di conseguenza, l’art.  14 del D.Lgs 276/2003, andando ad incidere in modo significativo sui percorsi di inclusione lavorativa delle persone con disabilità.


Con la modifica dell’art. 12bis della L 68, infatti, si consente alle aziende di poter assolvere l’obbligo di assunzione di persone con disabilità attraverso il distacco presso altra realtà portando però percentuale dall’attuale 10% al 60%. Inoltre si dà la possibilità anche agli ETS non commerciali e alle società benefit di vedersi affidate commesse di lavoro (art. 14 del D.Lgs 276/2003) per assolvere l’obbligo di assunzione di persone con disabilità.


In questo modo, strumenti nati come integrativi e sussidiari rispetto all’assunzione diretta rischiano di diventare prevalenti, producendo un effetto di sostanziale svuotamento dell’obbligo occupazionale previsto dalla Legge n. 68/1999 affievolendone così la portata innovativa.


Inoltre si produce un altro effetto, a nostro avviso negativo: la possibilità data sia a organizzazioni ETS non commerciali (organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale e altri ETS in forma associativa) che, per loro stessa natura, sono altra cosa da un’impresa, che alle società benefit, che restano imprese orientate prevalentemente al profitto, di poter inserire attraverso il dispositivo del distacco persone con disabilità, non si accompagna ad alcuna verifica e controllo o richiesta di competenza, esperienza, specializzazione relativa all’integrazione lavorativa.


Non è quindi, ancora una volta, solo l’ennesimo segno di scarsa attenzione verso la cooperazione sociale di tipo B, che da sempre opera per l’inserimento al lavoro di persone con disabilità e di persone con diverse fragilità e svantaggi e che, quindi, ha maturato competenze, sensibilità, modalità specifiche, ma sembra anche affermare che tutto sommato, chiunque può occuparsi di inserire al lavoro persone con disabilità, anche senza alcuna specializzazione e competenza, basta avere “buoni sentimenti”.


Non si spiega altrimenti la fretta di introdurre in un decreto relativo alla sicurezza del lavoro, emendamenti di questo tipo, che non solo non garantiscono maggiore sicurezza per le persone con disabilità, ma rischiano addirittura di comprimere ulteriormente i loro diritti.


Da parte nostra condividiamo l’obiettivo di aumentare per le persone con disabilità le opportunità di trovare un’occupazione che consenta loro di costruire un percorso di vita autonoma, ma intendiamo ribadire che, sul tema dell’inclusione lavorativa deve sempre essere garantito il diritto a un lavoro stabile, dignitoso e di qualità. I percorsi di inserimento devono essere realmente rispondenti alle aspettative, alle competenze e ai bisogni delle persone con disabilità e accompagnati da adeguate tutele e sistemi di controllo. Nessun intervento normativo dovrebbe ridurre, direttamente o indirettamente, tali garanzie.


La cooperazione sociale, per storia, missione e assetto normativo, ha sempre rappresentato un presidio fondamentale di garanzia per una reale inclusione lavorativa, assicurando attenzione alla qualità del lavoro, alla stabilità occupazionale e alla tutela dei diritti.


Le nostre organizzazioni di rappresentanza della cooperazione sociale si uniscono quindi all’allarme lanciato dalle associazioni Ledha e FAND sia a livello nazionale che regionale e alla richiesta di un incontro con Regione Lombardia, cui compete l’attuazione della norma sul territorio regionale, per avviare un confronto volto a limitare il rischio di ricadute negative e per tutelare pienamente i diritti delle persone con disabilità nel mercato del lavoro, così come per ribadire il ruolo essenziale svolto dalla cooperazione sociale di inserimento lavorativo.


Aci Welfare Lombardia