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AGROALIMENTARE, DA COOPERATIVE UN QUARTO DEL FATTURATO E IL 13% DELL’EXPORT

AGROALIMENTARE, DA COOPERATIVE UN QUARTO DEL FATTURATO E IL 13% DELL’EXPORT
Nel 2016 giro di affari sfiora i 35 miliardi

Categorie: Fedagri

Tags: cooperazione,   sostenibilità,   agroalimentare

Con le sue 4.703 imprese attive, la cooperazione agroalimentare italiana garantisce occupazione a più di 91.500 addetti e genera un fatturato di quasi 35 miliardi di euro, pari al 23% del giro d'affari dell’alimentare italiano, ottenuto attraverso la lavorazione e trasformazione  di una quota pari al 32% della materia prima agricola italiana, per un valore di 16,1 miliardi di euro. Pur in presenza di un leggero calo dei soci produttori aderenti (-3%), la cooperazione registra una crescita sia del fatturato (+0,6%) che dell’occupazione (+0,9%). Buone anche le performance dell’export: complessivamente nel 2016 il sistema cooperativo italiano ha realizzato oltreconfine il 17% del proprio fatturato per un totale di circa 5 miliardi di euro, pari al 13% delle esportazioni agroalimentari italiane.

Questi i numeri principali emersi dall’Osservatorio della Cooperazione Agricola Italiana – Rapporto 2017 istituito presso il Mipaaf e sostenuto dall’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari (Agci-Agrital, Fedagri-Confcooperative, Legacoop Agroalimentare) e Unicoop che è stato presentato oggi a Roma.

Da evidenziare anche il ruolo strategico che la cooperazione agroalimentare gioca nella valorizzazione dei prodotti made in Italy, tanto in Italia quanto sul mercato estero: le imprese cooperative, infatti, lavorano materia prima che per il 74% è di provenienza locale, per il 24% nazionale e solo per il 2% estera.  

Carne, ortofrutta, latte e vino si confermano i principali settori cooperativi grazie al forte legame con la base produttiva agricola. Le cooperative del settore delle carni fresche e trasformate esprimono la quota di fatturato più importante (8,9 miliardi di euro, pari al 26% del totale); segue il comparto dell’ortofrutta (8,7 miliardi, 25% del fatturato totale), quello del latte (6,6 miliardi, 19%), dei servizi (4,8 miliardi, 14%) e del vino (4,5 miliardi, 13%).

In dieci anni cresciuti tutti gli indicatori economici

L’Osservatorio ha inoltre monitorato l’evoluzione nel corso degli ultimi dieci anni delle prime 25 cooperative per fatturato dei settori ortofrutticolo, lattiero-caseario e vitivinicolo, che ha evidenziato un consolidamento delle dimensioni medie aziendali e tendenze positive di tutti i principali indicatori di performance economico-finanziaria. Spicca la crescita a tre cifre (+112%) del fatturato delle top25 nel vino e quella, sempre molto alta (+82%), registrata dalle cooperative dell’ortofrutta. In dieci anni sono cresciute anche le retribuzioni lorde, da un +42% nelle cooperative dell’ortofrutta al +126% nel comparto del vino.

Questa crescita non ha compromesso il forte legame con la base sociale, che si mantiene molto saldo anche in queste grandi cooperative, come dimostrano i valori di mutualità pari rispettivamente all’87% per le Top25 del latte ed all’85% per le Top25 dell’ortofrutta e del vino.


 

Il rapporto 2017 dell’Osservatorio ha anche approfondito il tema della responsabilità sociale di impresa: il 56% del campione preso in esame dall’indagine (230 cooperative “avanzate”, che esprimono il 27% del giro d’affari di tutta la cooperazione) ha messo in atto azioni virtuose a favore di un intenso coinvolgimento della base sociale nella governance dell’impresa.

Particolarmente diffusi sono, inoltre, gli interventi a favore della sostenibilità ambientale, sostenuti dalle cooperative “avanzate” sia presso la base agricola di soci che nei propri impianti di trasformazione. Nel primo caso a prevalere sono le iniziative a sostegno dell’adozione in azienda di pratiche agricole a basso impiego di input chimici (39%) e i servizi a favore della raccolta e smaltimento dei rifiuti ordinari o speciali (32%). Di rilievo anche il coinvolgimento in iniziative a favore del risparmio energetico e idrico (rispettivamente 23% e 21%), e a tutela de benessere animale (18%) o della biodiversità (14%).

Le azioni di sostenibilità ambientale implementate dalle cooperative “avanzate” direttamente nei propri impianti, invece, prevedono la raccolta differenziata dei rifiuti (50%) e gli interventi di natura energetica (presenza di impianti di produzione di energia rinnovabile 31%, efficientamento energetico degli edifici e stabilimenti produttivi 26%). “L’indagine ha messo in evidenza che oggi il 15% del fabbisogno energetico dalle cooperative di maggiori dimensioni (fatturato superiore ai 7 milioni di euro) è soddisfatto grazie ad energia rinnovabile prodotta autonomamente dalle stesse imprese” – afferma Ersilia Di Tullio di Nomisma, responsabile dello studio.

Molto importanti sono anche le azioni a favore dei dipendenti, adottate dal 57% delle cooperative agroalimentari. In particolare oltre la metà delle cooperative ha realizzato iniziative a favore della loro formazione, con focus sulla salute e sicurezza sul luogo di lavoro (29%), e azioni che favoriscono la fluidificazione della comunicazione, affidata alla raccolta di indicazioni e suggerimenti operativi dei dipendenti (19%).

Altro aspetto importante è il rapporto delle imprese cooperative con la comunità, che si traduce in prevalenza nella realizzazione di interventi di sostegno finanziario ad eventi di natura culturale (33%), ad iniziative di volontariato e beneficienza e attività legate allo sport (entrambe al 23%) o a vere e proprio donazioni a scuola, impianti sportivi, strutture sanitarie o altre comunità locali (20%).

“Nel corso degli ultimi anni – commenta il presidente dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri - è progressivamente maturata presso le cooperative una sensibilità del ruolo che l’impresa riveste non solo come soggetto economico, ma come attore ad ampio raggio che, con le sue azioni e i suoi comportamenti, influenza dimensioni diverse e più ampie che coinvolgono la società e l’ambiente. I dati emersi dall’indagine confermano l’impegno crescente da parte delle cooperative in termini di analisi e di trasparenza del loro impatto sociale ed ambientale”.